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Letters to Juliet

La ricerca del Vero Amore è il filo conduttore di questa godibile commedia romantica di Gary Winck. A fine film mi sono scontrata con il punto di vista che avrei dovuto scegliere per scrivere su questo film: una pura e semplice critica oppure una riflessione soffermata sul messaggio che, senza la presunzione da premio Oscar, il film tenta in tutti i modi di comunicarci.

Grazie al consiglio di una compagnia poco amante della commedia romantica come genere ma disposta a qualsiasi cosa pur di riveder un sorriso sul volto di chi scrive – e quindi disposta a “sorbirsi” quasi due ore di frasi e rimandi shakespeariani – decido di non scrivere una recensione ma semplicemente di parlarne.

Letters to Juliet racconta la storia di un’aspirante giornalista-scrittrice Sophie Hall che, come dipendente de The NewYorkers, ha il compito di verificare i fatti. Volata a Verona in compagnia del suo futuro sposo, uno chef italo spagnolo – Victor – si ritrova ben presto da sola e a spasso per la città del Vero Amore. Recatasi nel giardino di Giulietta, scopre l’esistenza delle cosiddette ’segretarie di Giulietta’ che rispondono alle numerose lettere d’aiuto/consiglio lasciate ogni giorno da centinaia di innamorati delusi, traditi, lasciati. Decisa ad aiutarle per passare il suo tempo, Sophie si imbatte in una lettera di una ragazzina inglese di quindici anni, rimasta per ben cinquant’anni tra le fessure delle pietre che costituiscono il muro, e decide così di risponderle nonostante il lungo periodo trascorso. In meno di una settimana a Verona si presenterà Claire, affascinante ultra sessantenne, mittente della lettera, e il suo bel nipote Charlie, cinico e disilluso ragazzo inglese. Inizierà per i tre un memorabile viaggio tra le campagne toscane alla ricerca del Vero Amore che non risparmierà niente e nessuno.

L’idea della sceneggiatura è piuttosto originale ma il film, nella sua costruzione, perde un po’ della sua singolarità per, a mio avviso, cadere in un non poco stancante inno al made in Italy: i protagonisti guidano solo automobili targate Fiat e Lancia; lo chef spagnolo vuole assolutamente imitare le prelibatezze italiane e se ne va in giro per i campi veneti a inneggiare al buon vino italiano, alla dolce uva, al sapore insuperabile dei formaggi e dei salumi locali e, per finire, un sottilissimo auto elogio al nostrano direttore della fotografia, Marco Pontecorvo - il futuro ristorante di Victor si chiamerà proprio da Pontecorvo.

La trama non è complicata e si snoda facilmente con un finale alquanto prevedibile. Del resto si tratta di una commedia romantica che si ispira alla storia d’amore più celebre del mondo, se non proprio alla Storia d’Amore per eccellenza. Per questo motivo le aspettative non possono essere troppo alte, proprio perché si tratta pur sempre di una storia legata al conosciutissimo capolavoro shakespeariano.

Se scorrevole, semplice e a tratti elementare, il film di Winck colpisce, a mio avviso, per la sua forza riflessiva. La ricerca del Vero Amore è un tema che accompagna quasi tutte le arti fin dalla notte dei tempi e questo film, secondo me, ha un grande privilegio: non voler rappresentare e raccontare l’unica forma del Vero Amore ma testimoniare che ciascuna storia d’amore vissuta con coraggio rappresenta il Vero Amore. E il protagonista principale è rappresentato proprio dal Coraggio che, non a caso, è rappresentato da due amanti quindicenni e da ultrasessantenni meravigliosamente saggi e innamorati, differenti dai due giovani affermati professionalmente ma lontani anni luce dalla pace del proprio cuore. Coraggio che realmente manca a tanti giovani. Si tratta del coraggio di vivere l’Amore; il coraggio di condividere una gioia, ma anche un dolore; il coraggio di vivere dei sentimenti di qualsiasi natura essi siano; il coraggio di sorridere e attribuire la “responsabilità” di quel sorriso a un’altra persona; il coraggio di dire “noi”; il coraggio di dire “futuro”; il coraggio di dire “insieme ce la possiamo fare”, ma il coraggio anche di dire “basta” quando qualcuno o qualcosa non ci rende più felici, invece di lasciarci sopraffare dal lento scorrere del fiume in piena. Un personaggio della nostra vita, il coraggio, al quale troppo spesso releghiamo un ruolo di second’ordine e che, invece, dovrebbe esserne l’attore principale.

Ed ecco la magia del cinema. la magia di una gradevole commedia romantica che in un afoso sabato sera di un fine agosto turbato dalla notizia della perdita di una cara amica, innamorata della Vita e dell’Amore, diviene lo spunto della ricerca e della condivisione del proprio Vero Amore, motore, e non certo per retorica, del dono più grande che un uomo possiede, la Vita.

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Sergio Rubini presenta Molière in “La scuola delle mogli”

11 Agosto 2010 ore 21:00 Arena Centro visite parco del Gargano di Rodi (Fg).

Il capolavoro della commedia dell’arte sarà presentato da Sergio Rubini, mercoledì sera a Rodi Garganico (Fg), all’interno della rassegna Estate Rodese 2010, Città di Rodi Garganico. ‘‘La scuola delle mogli’’ di Molière è allestita dalla Compagnia La Bottega dell’Attore ed è diretta da Pino Bruno che, nonostante i recenti impegni cinematografici sul set del film “Gli angeli del male” di Michele Placido con Kim Rossi Stuart e Valeria Solarino, torna sulla scena per dirigere il capolavoro assoluto del teatro di Molière.

‘‘La scuola delle mogli’’ è una commedia di costume ed in costume che il regista ripropone ritracciando la forma collaudata del teatro realistico e borghese del commediografo francese. La commedia tratta la storia di Arnolfo, inventatosi “Signore del Ceppo”, un ricco e feroce sbeffeggiatore delle disgrazie coniugali, ossessionato dall’idea di costruirsi una moglie perfetta, una sorta di schiava innocente e ottusa, che lo risparmi dalle corna. Per raggiungere il suo scopo, Arnolfo decide di sposare la giovanissima Agnese, una trovatella che egli stesso ha cresciuto ed educato nella più totale ignoranza. Ma la sorte sceglie percorsi imprevedibili e Agnese muterà in maniera travolgente il suo destino e quello di Arnolfo.

Per info e prevendita inviare una mail a info@teatrostudiodauno.com (il ritiro dei biglietti la sera in cui si tiene lo spettacolo al botteghino, nella mail di richiesta indicare nome e cognome, quantità e numero telefono)

Italian Film and Fashion Festival – Margherita di Savoia dal 29 luglio al 31 luglio

Con il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali, avrà luogo a Margherita di Savoia, dal 29 luglio al 31 luglio, all’interno dell’incantevole Arena Comunale, una rassegna cinematografica e di moda, unica nel suo genere, che vedrà la partecipazione, nel ruolo di madrina del festival, dell’attrice Ornella Muti.

Italian Film and Fashion Festival è un evento che nasce per promuovere, in maniera originale ed innovativa, il Made in Italy attraverso due dei settori di eccellenza, da sempre strettamente legati: la moda ed il cinema. L’iniziativa è promossa ed organizzata da Excellence, associazione nata con l’obiettivo di sostenere e favorire l’incontro tra l’immagine cinematografica ed il fashion, inteso non solo come moda, nella sua interpretazione più letterale, ma piuttosto come stile di vita, costume sociale, momento di reale sintesi tra diverse possibili espressioni artistiche e culturali, combinate tra di loro ed esaltate attraverso la dirompente forza comunicativa dell’immagine cinematografica che ne offre una ulteriore dimensione e versione.

Questa prima edizione sarà un omaggio ai 50 anni del film La Dolce Vita, del Maestro Federico Fellini, che tanto ha amato questo luogo del litorale pugliese. Fellini ha segnato con i suoi film, cominciando proprio con La Dolce Vita, non solo la storia del cinema, ma la storia del costume e delle abitudini incidendo profondamente nella mentalità popolare e rivelando agli intellettuali realtà e condizioni di vita non ancora pienamente esplicite. La moda, che è parte integrante degli “usi e costumi” di una società è, ovviamente, parte dell’universo felliniano e ciò appare particolarmente evidente ne La Dolce Vita. Si parte dunque dal film emblematico che ha dato nome a un maglioncino a collo alto, per l’appunto maglioncino “dolce vita”, indossato per primo da Celentano sotto la camicia, si continua con un esclusivo promoreel di un prossimo film documentario che racconta un Felini inedito e, infine, con diversi incontri con artisti che hanno sposato il concetto di film and fashion. Inoltre, l’ Italian Film and Fashion Festival sarà luogo di incontro e discussione tra l’Apulia Film Commission e gli imprenditori Pugliesi per la presentazione del Tax Credit e la promozione dell’industria cinematografica pugliese e nazionale.

Promotori istituzionali dell’ Italian Film and Fashion Festival sono: il Comune di Margherita di Savoia, la Provincia di Barletta-Andria-Trani, l’Apulia Film Commission, la Fondazione Federico Fellini, la Cineteca di Bologna e Cinecittà Istituto Luce.

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Il ritorno del Vieste Film Festival – XII Edizione dal 15 luglio 2010 al 18 luglio 2010

L’evento, promosso e finanziato dalla Provincia di Foggia e dal Comune di Vieste in collaborazione con la Confcommercio, si svolgerà a Vieste dal 15 al 18 luglio.

Un’importante iniziativa culturale per la Capitanata, un rilancio del marchio GarganoCinema che quest’anno ritorna più carico e ricco rispetto alle passate edizioni. Evento culturale importante che ha anche come obiettivo principale ricordare il compianto assessore Carlo Nobile, che più di qualunque altro volle fortemente questa rassegna cinematografica capendone a priori l’impatto rivoluzionario e culturale che un simile evento possiede nei confronti di una terra ostile, ma allo stesso tempo meravigliosa, come lo è la Capitanata intera.

La novità più importante di quest’anno è il riconoscimento d’identità che si è cercato di dare al Vieste Film Festival: non più una rassegna generalista, ma un punto di incontro tra la produzione culturale indipendente del Festival di Foggia – con il quale Vieste è gemellato – e un riconoscimento, attraverso un premio specifico, a una personalità riconosciuta e riconoscibile del cinema italiano che ha fatto del proprio “essere pugliese” una testimonianza nel mondo. E come non partire, proprio quest’anno, da uno dei nomi pugliesi più importanti all’interno del panorama cinematografico internazionale?

Sergio Rubini sarà, infatti, il protagonista della serata di premiazione “Carlo Nobile” sabato 17 luglio alle ore 21 presso l’anfiteatro Adriatico, premiazione che seguirà ‘Intervista sul cinema’ a Sergio Rubini a cura di Fabio Prencipe. Il testo dell’intervista andrà ad integrare il volume che sarà pubblicato e presentato, con la presenza di Sergio Rubini, nel corso della prossima edizione del Festival del Cinema Indipendente a novembre.

Dal 15 al 18 luglio, infine, saranno ben 6 dei dieci film del regista Sergio Rubini ad essere proiettati presso l’anfiteatro Adriatico:

giovedì 15 luglio alle ore 21:00 La stazione e alle 22:45 Tutto l’amore che c’è

venerdì 16 luglio alle ore 21:30 Il viaggio della sposa

sabato 17 luglio alle ore 21:30 L’uomo nero

domenica 18 luglio alle ore 21:00 L’amore ritorna e alle ore 22:45 La terra.

IL SORTEGGIO

di Giacomo Campiotti, Italia 2009, con Giuseppe Fiorello, Giorgio Faletti, Gioia Spaziani, Ettore Bassi, Matilde Piana.

Torino, 1977. Tonino, interpretato da Giuseppe Fiorello, è un operaio siciliano della Fiat, immigrato, amante della bella vita, del tango e delle belle donne, poco interessato alla vita politica del suo Paese, l’Italia, e tantomeno poco interessato ai gravi fatti di cronaca che in quegli anni stavano distruggendo la coscienza civile e politica di un intero paese: i vari attentati terroristici delle Brigate Rosse. Ma il destino, autonomamente, ha deciso di dare una svolta alla vita di Tonino e attraverso un sorteggio, l’uomo viene “pescato” come membro di riserva della giuria popolare che parteciperà al primo processo contro i brigatisti. Si tratta del primo processo che cambierà la storia del nostro Paese e che porterà verso la fine di quegli anni bui e tenebrosi. Ma Tonino non è ancora cosciente di tutto ciò: quello che vede intorno a lui è solo il clima di paura e di terrore che i brigatisti creano, attraverso minacce e intimidazioni, per far sì che il processo non abbia mai inizio. E infatti la maggior parte dei giurati rifiuta il proprio incarico e il peso della decisione finale è tutta sulle spalle di Tonino, semplice operaio della Fiat che continua a chiedersi come un banale sorteggio possa cambiargli così totalmente la vita. Sullo sfondo di questa dura lotta, non solo interna, tra diritti e doveri di un cittadino italiano, si sviluppa un pezzo di storia d’Italia, un tratto di vita del nostro paese così cupo e un fardello così pesante nelle coscienze di milioni di italiani. La fine degli anni Settanta rappresenta un pezzo di storia ancora così poco conosciuto dai giovani che molto spesso cadono nella mitologia errata di certi gruppi politici che nascondevano dietro a false ideologie politiche nient’altro che una pura e dura delinquenza.

Il sorteggio, in anteprima alla IV° edizione del Roma Fiction Fest, non ha l’intento di giudicare la storia, il passato e i suoi attori. Rappresenta semplicemente un nuovo punto di vista: quello di un semplice operaio che si trova in mezzo a due forze opposte e che ha il coraggio di fare una scelta. Perché ciò che forse manca proprio al nostro Paese è la consapevolezza che con le nostre scelte possiamo migliorare il mondo che ci circonda e che alle volte non serve essere degli eroi, non serve essere dei grandi, basta essere consapevoli che “un cittadino ha senza dubbio dei diritti, ma possiede altrettanti doveri”, consapevolezza della quale molto spesso, come cittadini civili, politici, ci dimentichiamo. Un film per la tv superbo, emozionante e che lascia un lungo spazio per la riflessione personale e sociale.

LA NOSTRA VITA

di Daniele Lucchetti, Italia 2010, con Elio Germano, Raoul Bova, Luca Zingaretti, Isabella Aragonese, Giorgio Colangeli, Stefania Montorsi, Marius Ignat, Alina Berzunteanu.

“…e la vita continua anche senza di noi, anche senza di noi, che siamo lontani ormai…”

E sulle note di Anima Fragile di Vasco Rossi che uno dei migliori registi nel panorama cinematografico nazionale cuce un approfondito ritratto sociologico della società italiana contemporanea che sembra ormai aver perso la propria etica e la propria morale. La nostra vita racconta la storia di un giovane operaio, Claudio, che, in seguito alla morte della moglie mentre da’ alla luce il loro terzo figlio, cerca di affrontare la sofferenza e il dolore iniziando una folle corsa verso l’arricchimento monetario. Attraverso un mezzo ricatto, Claudio riesce a ottenere in subappalto la costruzione di una palazzina, niente di così apparentemente difficile. La sua estrema esigenza di accumulare denaro lo porteranno a dimenticare ogni senso etico e morale, comportandosi come un qualunque “padrone”,sfruttando extracomunitari e cadendo nella rete di amicizie non proprio affidabili. La storia di Claudio, interpretato magistralmente dal grande Elio Germano e, a mio parere, meritatissima la Palma d’Oro come migliore attore – anche se ex equo Javier Bardem, straordinario interprete in «Biutiful» di Iñárritu – è uno scorcio, brillantemente diretto, di quella che per molti è oggi la società italiana: una nazione, e di conseguenza i suoi abitanti, illusa, sprovveduta e che crede fortemente che con i soldi è possibile comprare tutto, anche i sentimenti. Proprio come spesso fa Claudio nei confronti dei suoi tre piccoli figli che, nel momento in cui avrebbero solo bisogno di sedersi sul “lettone” della loro mamma, il padre glielo vieta punendoli con una sgridata o cacciandoli di fretta dalla stanza. I soldi, l’apparenza, la bella vita sono gli status che animo le giornate di Claudio prima e, ancora di più, dopo la morte della giovane donna. La nostra vita è anche una sorta di racconto di redenzione che, però, non cade nella banalità di ciò che è bene e ciò che è male, non cade nello stereotipo di divisione tra il bene e il male. Ed è proprio questa, secondo me, la forza di questo racconto cinematografico e la bravura di Lucchetti che lo hanno portato a rappresentare la cinematografia italiana sul red carpet della Croisette. La nostra vita è reale, autentica e sopratutto precisa nell’analizzare e nel registrare i comportamenti, gli atteggiamenti e il linguaggio dei suoi personaggi. Un film dal forte coinvolgimento interiore per via del tema della morte, della vita spezzata di una così giovane famiglia romana ma è, allo stesso tempo, un film nel quale vi è un completo coinvolgimento a livello personale e sociale proprio perché si riesce ad entrare immediatamente in empatia con il suo protagonista e con il contesto dal quale è circondato. Una personificazione con la storia intensa che trova il suo apice nel grido di dolore, ma di immensa speranza, di Claudio, durante i funerali di Elena:

“…e la vita continua anche senza di noi, anche senza di noi, che siamo lontani ormai…”.

NASTRI D’ARGENTO PIOVONO SU VIRZI’ E OZPETEK

All’edizione 2010 del premio italiano più prestigioso per la cinematografia nazionale trionfano il nostalgico Virzì, con “La prima cosa bella” e il lirico Ozpetek con “Mine vaganti”.

L’istituzione del Nastro D’Argento avvenne nel lontano 1946, da parte del Sindacato Nazionale dei Giornalisti Cinematografici italiani, per “promuovere il continuo miglioramento artistico, tecnico e industriale della cinematografia italiana e rendere omaggio alle sue rilevanti acquisizioni”. Da più di sessant’anni l’autorevole premio cinematografico mira a sottolineare e a evidenziare il valore del grande cinema nazionale – quest’anno rappresentato dal riconoscimento speciale Nastro dell’anno 2010 a “Baaria” di Giuseppe Tornatore - non dimenticandosi però dell’importanza e del valore che all’interno del sistema cinematografico italiano possiede la cinematografia indipendente – Nastro speciale 2010 a “Le quattro volte” di Michelangelo Frammartino “per il realismo poetico e e le emozioni di un film sorprendente.

Un premio, e una festa nazionale per il cinema italiano svoltosi a Taormina domenica 20 giugno e che quest’anno hanno visto il trionfo da parte della critica di due opere che sono state un trionfo anche ai botteghini nazionali: “La prima cosa bella” di Paolo Virzì – premio per la migliore regia, per la migliore sceneggiatura, premio alle migliori attrici protagoniste, premio ai costumi – e “Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek – miglior commedia, miglior attore non protagonista e miglior attrice non protagonista, fotografia e il premio alla migliore canzone originale.

Nonostante i tagli, le polemiche sui finanziamenti e su una stagione complessivamente difficile per la cultura e lo spettacolo, i Nastri confermano una forte vitalità del cinema italiano segnalandone in particolar modo l’alta qualità.

Qui è possibile trovare tutti i dettagli su i premi assegnati.

I VINCITORI DEL BIOGRAFILM FESTIVAL 2010

La sesta edizione del BIOGRAFILM FESTIVAL-INTERNATIONAL CELEBRATION OF LIVES 2010 si è conclusa lunedì 14 giugno 2010 con un grande party di congedo insieme a tutti i partecipanti e ai protagonisti della manifestazione. La serata conclusiva è stata accompagnata dalle vibranti ed evocative musiche della Goldmine Factory , che avevano già precedentemente accompagnato le calde serate bolognesi di quest’ultima edizione del Biografilm Festival. Qui di seguito troverete il riassunto dei vincitori della manifestazione biografica documentaria di cui ci siamo occupati in questa settimana:

LANCIA AWARD: Big River Man (USA/2009/100′) di John Maringouin, biografia di un vero e proprio eroe sloveno. Martin Strel, cinquantacinquenne, corpulento, insegnante di chitarra flamenca, attore, una passione smodata per il vino e con un hobby fuori dal comune: percorrere a nuoto tutti i grandi fiumi del mondo. Dopo il Mississippi, il Danubio e lo Yangtze, in questa biografia ritroviamo la sua ultima e pericolosissima prova: i 5400 km del Rio delle Amazzoni.

BEST LIFE AWARD: El ambulante (Argentina/2009/84′) di Adriana Nidia Yurcovich, Eduardo de la Serna e Lucas Marcheggiano, biografia documentaria di Daniel Burmeister regista non solo per professione ma, soprattutto per vocazione che viaggia di paese in paese con la sua vecchia auto traballante offrendo di realizzare un film con la gente del luogo in cambio di vitto e alloggio.

AUDIENCE AWARD - OFFICIAL SELECTION: Coming Back for More (Olanda/2009/74′) di Willem Alkema, sulla figura musicale di Sly Stone che ha rivoluzionato la musica soul, funky e psichedelica ma di cui si erano perse le traccie alla fine degli anni Ottanta in seguito a un arresto per droga. Alkema riesce a rintracciarlo tramite skype e da lì partirà un’incredibile storia.

AUDIENCE AWARD - BIOGRAFILM 2010: Mr. Nobody (Canada-Belgio-Francia-Germania/2009/158′) di Jaco Van Dormael, documentario biografico sulle molteplici vite di Nemo Nobody, ultimo mortale in un futuro dominato da una nuova stirpe di umani immortali che. Nel 2092, dal suo letto di morte racconta la propria storia, mescolando sogni, visioni, ricordi e realtà.

AUDIENCE AWARD - BIOGRAFILM ITALIA: L’abito e il volto, incontro con Piero Tosi (Italia/2009/51′) di Francesco Costabile, biografia documentaria sullo straordinario creatore di abiti indimenticabili come quelli de “Il Gattopardo”, “Morte a Venezia”, “Il vizietto”. Definito da Franco Zeffirelli come uno degli ultimi superstiti di un mondo che non c’è più, Piero Tosi riassume nel suo lavoro creatività, genio e profonda passione.

LANCIA CELEBRATION OF LIVES: Clint Eastwood

LANCIA CELEBRATION OF LIVES: Charlie Kaufman

BOOKS LANCIA AWARD: Accanto alla tigre

BOOKS LANCIA AWARD, MENZIONE SPECIALE: Dossier K

CINEMA IN SENSO STRETTO: 13 GIUGNO 2010

Direttamente dalla Selezione Ufficiale parliamo di “American radical: The Trials of Norman Finkelstein” di David Ridgen e Nicolas Rossier (Canada-Usa/2009/84′). Norman G. Finkelstein è uno degli intellettuali contemporanei più controversi al mondo. Figlio di ebrei sopravvissuti, prima all’evacuazione forzata del ghetto di Varsavia e, in seguito, al campo di concentramento di Auschwitz ed emigrati alla fine della guerra in America, è un forte sostenitore dei diritti di autodeterminazione del popolo palestinese e un convinto fautore della coraggiosa tesi dell’esistenza di una vera e propria Industria dell’olocausto – dalla quale deriva l’omonimo suo libro – promossa dallo Stato d’Israele nei confronti dell’Europa per ricattarla moralmente ed emotivamente in seguito allo scempio della Seconda Guerra Mondiale. Le sue teorie e i suoi scritti hanno generato, fin dall’inizio, infinite polemiche e, in particolar modo, hanno costretto Norman Finkelstein a lasciare i vari incarichi da docente universitario. Nonostante abbia perso lavoro e sia molto spesso sottoposto a un bombardamento mediale inconcepibile, Norman continua a combattere per la sua libertà intellettuale e per l’affermazione delle sue tesi.

La biografia, in alcuni momenti decisamente troppo lenta, riceve senza dubbio un riscontro positivo. La personalità di Norman G. Finkelstein non è assolutamente semplice da trattare e raccontare in modo esaustivo: i due registi hanno optato per un registro stilistico che prevedeva il racconto in terza persona del protagonista, con una serie di suoi interventi per sostenerne la causa. Assolutamente appropriata la scelta di non scavare troppo nel passato del professore americano, ma di porre un’attenzione particolare nei confronti del presente e dei suoi innumerevoli viaggi che lo portano al confronto – molto più spesso si trattano però di duri scontri verbali – con una serie di personalità accademiche e non. La biografia documentaria cerca di essere un semplice specchio riflessivo: i due registi non cercano di elogiare o sminuire il protagonista. Il loro intento è quello di presentare, raccontare la storia di un radicale americano che pur di affermare la propria libertà intellettuale è disposto a mettere in secondo piano la propria vita professionale e personale. Il suo ritratto di uomo duro, determinato e caparbio è completamente stravolto,poi, dal rapporto di totale dipendenza che Norman G. Finkelstein ha nei confronti di sua madre, superstite dell’Olocausto. Una donna forte e coraggiosa che a differenza di molti, dopo quella tragica esperienza, non ha mai mostrato segnali di vendetta o odio nei confronti dei suoi nemici. Tutt’altro: ha sempre cercato di insegnare ai suoi figli che la violenza, le armi, la guerra non sono gli strumenti giusti per la ricerca della pace. “Anche solo la morte di una persona in nome della pace è un vero e proprio fallimento” - così afferma una registrazione vocale della madre. Ed è proprio da questi insegnamenti che Norman approfondisce i suoi studi su gli interminabili conflitti arabo-israeliani, giungendo alla conclusione che lo Stato d’Israele non è poi così tanto diverso dalla Germania nazista nei confronti del popolo palestinese.

Affermare di essere d’accordo oppure no con Norman non è prerogativa di questo spazio online…senza dubbio l’argomento è aperto al dibattito e non credo possa avere una conclusione netta…ciò di cui sono sicura è che una simile biografia documentaria è un ottimo strumento per poter analizzare più approfonditamente un argomento a noi così familiare, quotidiano, ma così oscuro, incomprensibile e lontano.

13 GIUGNO 2010: FABRIZIO De ANDRE’ – Se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato

Dopo i disguidi della quarta giornata del BIOGRAFILM FESTIVAL-INTERNATIONAL CELEBRATION OF LIVES 2010, la quarta giornata del festival è passata in modo piuttosto leggero con il focus giornaliero dedicato a Fabrizio de André che ha visto la partecipazione del figlio Cristiano de André che ha intrecciato la propria carriera solista alle tournèe del padre. A partire dall’estate 2009 ha preso il via De André canta De André, progetto in cui Cristiano interpreta dal vivo i brani della discografia paterna che consta di meno di 150 canzoni, ballate assolutamente indimenticabili. Cristiano de André ha incontrato i suoi fan e quelli dell’amato Fabrizio all’interno della Biblioteca Renzi all’interno della Manifattura delle Arti. Il ricordo del poeta genovese è proseguito, poi, durante la serata all’interno del Biografilm Village con chiunque amasse, e ama ancora oggi, Faber imbracciando una chitarra per suonare e cantare le sue poesie.

Luciano Salce è stato un altro protagonista, assolutamente non di secondo piano, della penultima giornata del Biografilm con un documentario biografico realizzato dal figlio Emanuele “L’uomo dalla bocca storta” e un suo grande successo cinematografico “Colpo di Stato” (Italia/1969/105′). Attore, regista, umorista pungente, spirito libero e colto intellettuale, Luciano Salce fu il promotore, insieme a Paolo Villaggio, del celebre e rocambolesco ragionier Ugo Fantozzi, creato dall’attore Paolo Villaggio che, purtroppo, non è riuscito a partecipare all’incontro organizzato per lui dall’organizzazione del Festival . Nonostante la sua malattia, fu colpito da ictus cerebrale nel 1982, continuo imperterrito a lavorare fino al suo ultimo lungometraggio “Quelli del casco”, del 1988.