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L’ideatrice del primo video romanzo erotico per sordi a Cremona

MariaGiovanna Luini, l’ideatrice del primo video romanzo erotico per sordi, presenterà a Cremona il progetto che ha già destato l’interesse di tv, radio e stampa nazionali.

Con questo incontro, che si svolgerà mercoledì 9 giugno alle ore 21 presso il 21 way Lounge bar di Cremona, MariaGiovanna Luini terrà un dibattito sulle tematiche legate alla scrittura grazie al confronto con la scrittrice Lorenza Caravelli e la moderazione di Annalisa Palma.

Libri MariaGiovanna Luini

Durante la serata saranno spunto di riflessione i tre romanzi scritti da MariaGiovanna Luini: “Una Storia ai Delfini” con la prefazione di Umberto Veronesi e tradotto in Spagna da Editorial Popular, “Le Parole del Buio” e “Diario di Melassa” romanzo autobiografico che ha ottenuto, recentemente, un prestigioso riconoscimento al Premio Letterario Cava dei Tirreni.

Con questa presentazione, il cui ricavato della vendita dei libri sarà devoluto alla Fondazione IEO, la scrittrice conclude una parte del proprio percorso letterario inaugurando una stagione creativa ricca di nuovi progetti.

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MariaGiovanna Luini a L’era dei Libri

Il 16-17 Aprile 2010 l’associazione Librialsole e Tagete edizioni presentano L’Era dei Libri a Lavello (Pz), 2° edizione dell’evento editoriale promosso dall’Istituto di Istruzione Secondaria di primo grado “F. C. Villareale” di Lavello (Pz), con il patrocinio e il contributo della Provincia di Potenza e del Comune di Lavello, un appuntamento culturale rivolto ai giovani studenti della scuola e alle famiglie.

Dopo il successo della 1° edizione, la dirigente Antonella Ruggeri con il consiglio dei docenti della scuola media Villareale ripropone questo appuntamento particolarmente importante perché promosso e progettato da questa scuola che ha investito, nonostante i gravosi tagli economici subiti in questi anni, in un progetto culturale innovativo che porterà a conoscenza dei giovani lettori libri, scrittori e case editrici provenienti da tutta Italia.

Diario di melassa

Durante questa manifestazione e più precisamente il 17 Aprile 2010, dalle ore 16, Maria Giovanna Luini presenterà il libro edito da Historica edizioni “Diario di melassa”, nel teatro Il sacro Cuore di Lavello.

Un occasione per conoscere MariaGiovanna Luini, scrittrice e chirurgo presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, che oltre alle numerose presentazioni in giro per l’Italia, incontra quotidianamente i lettori nel blog raggiungibile dal suo sito: www.mariagiovannaluini.it

Per scaricare l’invito con il programma completo per la manifestazione clicca qui

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Il successo web 2.0 della scrittrice MariaGiovanna Luini

Una donna, medico e scrittore, che si è affacciata sul web con la pubblicazione di un blog nel 2006 e nel corso degli ultimi anni ha pubblicato tre libri e centinaia tra romanzi, fiabe e racconti fruibili in rete.MariaGiovanna Luini

Si tratta di MariaGiovanna Luini, chirurgo presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, che dopo aver utilizzato per anni carta e penna, ha scelto la rete come strumento per dare voce ai propri pensieri.

Attraverso un nuovo sito - www.mariagiovannaluini.it -, integrato con il blog, offre ai propri lettori la possibilità di leggere, commentare e condividere la propria produzione letteraria nel web, di cui fanno parte anche scritti a carattere erotico.

E’ proprio con il blog e le diverse piattaforme di social networking - come Facebook, Twitter e YouTube - che MariaGiovanna Luini intrattiene un dialogo diretto e costante con il proprio pubblico.

Un grande successo e un numero di lettori in continuo aumento, a seguito della pubblicazione di “Diario di melassa”, romanzo breve in cui MariaGiovanna Luini affronta i temi della pedofilia e del disturbo alimentare - binge eating disorder -, dal punto di vista di chi li ha vissuti in prima persona e affrontati.
Proprio la svolta vincente dell’autrice è stata motivo di dibattiti in rete e di interessanti incontri con i lettori su tutto il territorio nazionale, a cui hanno partecipato anche personaggi d’eccellenza come la giornalista Lilli Gruber, lo scorso 19 marzo a Roma.

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Al ridotto “Pirandello” un incontro con MariaGiovanna Luini

MariaGiovanna LuiniQuanto e come si influenzano a vicenda scrittura e professione medica? A questa domanda si propone di rispondere “Dedicato a Giovanna”, incontro promosso dal teatro Sociale di Busto Arsizio, dall’associazione culturale “Educarte” e dalla Fondazione comunitaria del Varesotto, in collaborazione con la cartolibreria centrale “Boragno”.

Martedì 13 aprile, a partire dalle 21.00, il ridotto “Luigi Pirandello” apre, infatti, le proprie porte alla scrittrice MariaGiovanna Luini, nome d’arte della dottoressa Giovanna Maria Gatti, chirurgo senologo e responsabile della comunicazione all’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano.
L’appuntamento, che vedrà la partecipazione degli attori del teatro Sociale, sarà dedicato alla presentazione di tre romanzi brevi che l’autrice, lecchese di nascita e milanese d’adozione, ha pubblicato negli ultimi anni: “Una storia ai delfini” (Edizioni Creativa, 2007), la cui introduzione è stata curata da Umberto Veronesi, “Le parole del buio” (Edizioni Creativa, 2008) e “Diario di melassa” (Historica Edizioni, 2009).

In questi tre libri «declinati al femminile», vengono affrontati temi difficili e di grande attualità come la depressione, il dolore dell’abbandono e della perdita, la malattia, la pedofilia, i disturbi del comportamento alimentare, ma si parla anche, e soprattutto, di sentimenti: amore, tradimenti ed erotismo.

E’ questo il primo incontro che MariaGiovanna Luini, direttore della collana «Piccole Storie» di edizioni Creativa e consulente della TaoDue Novafilms, ha con il pubblico bustese. Ma è un incontro, questo, che nasce da lontano: «A Delia Caielli e al teatro Sociale di Busto Arsizio –spiega la scrittrice- mi lega un’amicizia profonda che dura da anni. La serata dedicata ai miei libri mi onora e commuove, e il sostegno che grazie all’iniziativa verrà dato a Ieo rende ancora più importante questo appuntamento».
“Dedicato a Giovanna” offrirà l’occasione per parlare anche di medicina e scrittura. Sono, infatti, sempre più i doc-writers, i cui libri trovano spazi sugli scaffali delle librerie italiane e, in alcuni casi, diventano veri e propri best-seller. Basti pensare ad Andrea Vitali, Lorenzo Licalzi, Ugo Mazzotta, Cesare Melchiori e Vittorino Andreoli.

A dimostrazione che quella tra penna e camice è un’affinità elettiva non rara esistono, poi, anche due realtà associative di medici scrittori: una italiana, l’Amsi, e l’altra internazionale, l’Union mondiale des escrivains médecins. Anton Cechov, autore di capolavori quali «Zio Vanja» e «Il giardino dei ciliegi», non era, dunque, l’unico a vivere una doppia vita, in bilico tra arte e scienza, dichiarando: «La medicina è la mia legittima sposa, mentre la letteratura è la mia amante: quando mi stanco di una, passo la notte con l’altra. So che è irregolare, ma così è meno noioso, e poi nessuna delle due ha niente da perdere a causa della mia infedeltà».

L’incontro è a ingresso libero e gratuito. Per informazioni è possibile contattare la segreteria del teatro Sociale di Busto Arsizio allo 0331 679000 o consultare il sito internet www.teatrosociale.it.

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‘Diario di melassa’ a Roma: un buon libro, due interessanti tematiche e tre donne importanti.

Un buon libro, due interessanti tematiche e tre donne importanti. Questo e molto altro, venerdì 19 Marzo 2010 alle ore 21.00 presso la libreria Bibli Caffè di Roma.

MariaGiovanna Luini presenterà il suo romanzo “Diario di melassa”, nella splendida cornice di Trastevere, con la partecipazione di tre persone straordinarie: Lilli Gruber -giornalista, scrittrice e donna impegnata nella politica italiana - Patrizia Ravaioli - direttore generale della C.R.I. - e Lorenza Caravelli fedele compagna di viaggi letterari e anche lei scrittrice di romanzi.

Durante la serata saranno affrontate due tematiche rilevanti sul piano sociale ed umano, che hanno portato “Diario di melassa” ad essere uno spunto di riflessione sui temi della pedofilia e del disturbo alimentare, dal punto di vista di chi li ha vissuti in prima persona.

La conversazione, oltre a sviscerare gli aspetti di esperienze traumatiche, sarà incentrata sulla svolta vincente dell’autrice che, attraverso il romanzo scritto in forma di diario, ha già suscitato un grande interesse per lo stile ed il contenuto.

Diario di melassa: Nelle pieghe della vita di una donna realizzata si nascondono violenza, solitudine e fragilità. Il disturbo alimentare, nella sua natura ambivalente di sollievo e dannazione, diventa allora il simbolo di un’implacabile discesa negli abissi della depressione.

Marcella ha trovato in un piccolo appartamento di periferia il rifugio in cui nascondersi dal mondo. Nella solitudine del nido, grazie alla scrittura, ricompone i frammenti di una vita: l’infanzia segnata da traumi e dolori, il disturbo alimentare, che nessuno voleva riconoscere, i successi, la rinascita. Il diario sviluppa episodi del passato filtrati dall’unica visione possibile per la donna, quella dettata dal suo cuore. Nel silenzio di una stanza in cui non manca nulla, tranne il cibo, Marcella trova nella scrittura un’occasione di riscatto. “Perché il cibo è il mio abbraccio, per questo vado a peso”.

Per maggiori informazioni:
Elisabetta Mandelli
ufficiostampa@mariagiovannaluini.it

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MariaGiovanna Luini presenta ‘Diario di melassa’

Diario di melassaIl 26 Gennaio 2010 alle ore 18.30 presso la libreria Diffusione Cultura di via Oslavia,23 a Sesto San Giovanni (MI)MariaGiovanna Luini presenterà il suo ultimo romanzo dal titolo “Diario di melassa”.

Il romanzo parla di Marcella, una donna che ha deciso di rifugiarsi a scrivere nel suo minuscolo appartamento di periferia. Nel silenzio di una stanza racconta a frammenti una parte della propria vita: l’infanzia riempita di solitudine e traumi oscuri, il disturbo alimentare che nessuno (neanche la psichiatria) voleva riconoscere, i successi, la rinascita.
Il diario si sviluppa a frammenti, con ricordi messi insieme nell’unica visione che ci e’ concesso avere, quella di chi lo scrive. Nella stanza di Marcella c’e’ proprio tutto, ma non esiste cibo. ”Perché il cibo e’ il mio abbraccio, per questo vado a peso”.

Viste le tematiche affrontate nel libro di sicuro non mancheranno gli interessanti spunti di riflessione da parte dell’autore.

Per informazioni:
ufficiostampa@mariagiovannaluini.it

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Presentazione “Diario di melassa” a Milano

Diario di melassaIl 18 Dicembre 2009 alle ore 21 presso la Libreria EQUILIBRI di via Farneti 11 a Milano, Lorenza Caravelli presenterà l’ultimo romanzo di MariaGiovanna Luini dal titolo “Diario di melassa”.

Il romanzo parla di Marcella, una donna che ha deciso di rifugiarsi a scrivere nel suo minuscolo appartamento di periferia. Nel silenzio di una stanza racconta a frammenti una parte della propria vita: l’infanzia riempita di solitudine e traumi oscuri, il disturbo alimentare che nessuno (neanche la psichiatria) voleva riconoscere, i successi, la rinascita.
Il diario si sviluppa a frammenti, con ricordi messi insieme nell’unica visione che ci e’ concesso avere, quella di chi lo scrive. Nella stanza di Marcella c’e’ proprio tutto, ma non esiste cibo. ”Perché il cibo e’ il mio abbraccio, per questo vado a peso”.

Alla presentazione parteciperà anche Francesco Giubilei, direttore editoriale di Edizioni Historica.

Fonte: MariaGiovanna Luini

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MariaGiovanna Luini a Senigallia con ‘Diario di Melassa’

Venerdì 4 dicembre 2009 alle ore 21

Libreria IoBook
via Fratelli Bandiera, 33 - Senigallia

MariaGiovanna Luini e Gian Paolo Grattarola
presentano

Diario di Melassa - Edizioni Historica

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Intervista a MariaGiovanna Luini, di Gian Paolo Grattarola

Difficile riuscire a catturare Mariagiovanna, costantemente risucchiata nel vortice di conferenze, interviste e congressi medici, ma anche - e ultimamente soprattutto - di convegni letterari, impegni editoriali e presentazioni di libri. Dopo averla a lungo braccata finalmente l’opportunità di poter conversare con leu in tutta tranquillità in un locale adiacente ad una libreria dove ha appena terminato di presentare al pubblico la sua ultima fatica letteraria. Appena il tempo di ordinare da bere e lei è già pronta a concedersi alla mie domande con la sua consueta affabilità. Nonostante abbia già speso molte parole, le sue risposte sono un torrente in piena.

Dopo aver raggiunto ambiti riconoscimenti e una posizione consolidata in campo medico, in questi ultimi anni hai dedicato larga parte del tuo tempo alla scrittura. Come nasce questa seconda anima e come si sviluppa nel tempo?
La seconda anima esiste da sempre, credo sia la più vera. L’unica, in realtà, se vogliamo credere all’esistenza dell’anima e alla sua ricchezza di elementi tra loro simili oppure divergenti. Ho imparato a leggere e scrivere da sola, a tre anni: sfogliavo libri e riviste in casa oppure nella sala d’aspetto dell’ambulatorio di mio padre (anche lui medico), chiedevo in continuazione che mi leggessero le insegne dei negozi. Memorizzavo le lettere (ho molta memoria visiva) e i suoni, e li mettevo insieme.
Ero una bambina silenziosa, timida: facevo qualche domanda poi ci ragionavo su, convinta che sarei arrivata da sola a scoprire i segreti che i grandi già conoscevano. Tentavo di associare le parole alle immagini, e ci fu un momento in cui, quasi all’improvviso, capii che un’insegna significava “farmacia”.
Quel momento è indelebile nella memoria, si fece luce e seppi di essere arrivata finalmente a comprendere come funzionassero le parole. Fu bellissimo: le lettere dell’alfabeto diventarono il senso, la musica, un gioco di semplicissima composizione che mi offriva la possibilità di formare le parole.
Ho scritto centinaia di lettere, bigliettini, diari, e verso i sei-sette anni ho iniziato a buttare giù racconti, fiabe e qualche poesia (per fortuna, con le poesie mi sono fermata: non credo fossero particolarmente brillanti). Scrivevo su fogli a righe e rilegavo con fili di lana rossa, oppure riempivo quaderni e agende.
Ho sempre detto le cose più importanti con la scrittura, che è la vera costante della mia vita insieme alla lettura, che è cresciuta con me in modo vorace e anarchico: mai avuta una progressione da letteratura per bambini a letteratura per adolescenti e adulti, prendevo dalla libreria e leggevo. I promessi sposi in edizione integrale a sei anni, e romanzi di ogni genere: dai classici ai contemporanei, tutto. Negli anni del liceo classico (il liceo “Alessandro Manzoni” di Lecco) il dubbio sulla successiva università fu: medicina o lettere, per poi diventare giornalista? Scelsi medicina, avevo il sogno di lavorare con Umberto Veronesi e volevo assomigliare a mio padre, il migliore medico che abbia conosciuto; eppure, la scrittura mi inseguì anche da medico perché, ovviamente, continuai a scrivere racconti e diari e considerazioni fitte sui taccuini che porto sempre dietro, ma trovai il modo di scrivere anche di medicina e scienza. Incontrai davvero Umberto Veronesi, andai davvero a lavorare con lui (lavoro tuttora con lui all’Istituto Europeo di Oncologia) e iniziai a scrivere lavori scientifici e divulgativi, capitoli di libri, pezzi per i giornali, forum internet e interventi a congressi. Insomma, la scrittura si infila in tutto, anche quando apparentemente prendo strade diversissime.

Nel 2005 ho preso la decisione, per me rivoluzionaria, di farmi leggere, e ho aperto il blog “MariaGiovanna e poi”. E’ da lì che è iniziata la seconda parte della mia vita: la passione che ci mettevo, la consapevolezza di misurarmi con l’opinione della gente, il numero alto di lettori e commenti che ricevevo mi hanno convinta a “fare sul serio”. E mi hanno portato i contatti preziosissimi che sono alla base della pubblicazione dei miei libri: primo tra tutti, Gianluca Ferrara, il mio editore di Creativa.
Quando ho conosciuto Gianluca, grazie a Francesca Mazzucato, avevo già alcuni manoscritti che sentivo quasi pronti: in particolare, feci leggere Una storia ai delfini, che in meno di due ore ebbe la proposta di pubblicazione. Dal 2005 ho pubblicato Una storia ai delfini e Le parole del buio con Creativa, racconti su antologie (voglio ricordare “Il chiama-angeli” su Rac-corti, Giulio Perrone) e due libri di fiabe scritti pensando ai pazienti oncologici del mio Istituto che, nelle lunghe ore di ricovero o di chemioterapia, trovano sollievo nei libri e, pare, apprezzano particolarmente le storie che li portano lontano dalla malattia, dalla paura, dalla tristezza. Ho scritto anche recensioni per Mangialibri, sono diventata responsabile della sezione racconti della rivista Historica e consulente della casa di produzione cinematografica TaoDue Novafilms per fiction a carattere medico. Adesso, come sai, è uscito con le Edizioni Historica Diario di melassa.

Quante copie sono state vendute di Una storia ai delfini e Le parole del buio, i romanzi che hanno fatto di te una scrittrice ormai affermata?
Una storia ai delfini ha venduto più di tremila copie ed è in corso di traduzione in Spagna, Le parole del buio circa duemila copie. Ne sono felicissima, ma non ho voglia di entrare nella nevrosi da vendita; spero sempre che i miei libri vivano, diano qualcosa ai lettori, ma non ho intenzione di trascorrere giorni e mesi con l’ansia di ottenere grandi numeri. Non è questo il senso della mia scrittura.

Nei tuoi libri c’è una costante attenzione alle forme del dolore e della sofferenza, desunte non solo dalla tua attività professionale ma anche dalla tua vicenda umana. Se dovessi farlo, come descriveresti la tua scrittura?
In costante evoluzione. Altro non posso dirti. Descrivere la propria scrittura non solo è impossibile, ma è anche stupido. Sono gli altri a definirmi, se vogliono, nel bene e nel male. Io con me stessa non sono né potrei essere obiettiva. E’ vero, descrivo molto il dolore, e anche l’amore (anche se l’amore è sempre tormentatissimo, quindi intriso di dolore); la professione oncologica influenza molto, ma sì, come hai detto tu, anche la mia vita mi ha, diciamo così, aiutata a conoscere il dolore. Pazienza, vale per tutti, anche per me. Poi ho scoperto l’importanza fondamentale dello studio, dell’autocritica, della tecnica. Altro che scrittura di pancia! Per scrivere e misurarsi con i lettori bisogna leggere moltissimo, scrivere ogni giorno, essere attenti al ritmo, alla fluidità della trama, alla tecnica e alle critiche. Bisogna sapere ciò che si vuole, dove si va e dove si spera di arrivare. Imparare, insomma. E disimparare i difetti. Sto disimparando la fretta, e per me è straordinario perché faccio sempre tutto a velocità doppia rispetto al normale. Disimparo l’uso eccessivo dei pronomi personali e le ripetizioni, imparo invece la costruzione dei dialoghi e la descrizione di persone e ambienti. La mia scrittura è in evoluzione perché scopro che si può davvero migliorare, affinare, fare crescere. Sono testarda, è una delle caratteristiche più evidenti per chi mi conosce: testardamente, vado avanti a scrivere perché è diventata anche la mia professione, non parlo più solo di passione e mi arrabbio a morte se qualcuno la definisce un hobby. Non lo è. La scrittura è un amante geloso e possessivo, assoluto.

Perché a questo punto della tua vita hai deciso di attraversare il ricordo di ciò che è stato? Ansia di superamento, desiderio di riscatto o necessità organica di raccontarsi?
Ho scritto Diario di melassa circa tre anni fa, mi sono chiusa in casa e l’ho scritto. Forse avevo bisogno di farlo, di mettere una distanza tra me e gli eventi. Credevo che non avrei mai fatto leggere questa storia, poi ho deciso, nel 2009, di pubblicarlo con Historica: forse la distanza è arrivata davvero e la pubblicazione ne è segno tangibile, e mi auguro che tante altre donne riescano a fare lo stesso, cioè rielaborare traumi dell’infanzia e dell’adolescenza in modo che non frenino più i loro passi, non condizionino negativamente il resto della vita.

In Diario di melassa si realizza come un dialogo instancabile tra due poli contrapposti: l’indignazione e la mitezza, la confessione e la speranza, l’elaborazione del dolore e l’aspirazione alla vita. Ce ne puoi parlare?
Difficile parlarne. Sono i tratti distintivi di Giovanna (o MariaGiovanna, se preferisci). Credo valga per tutti, comunque mi sento donna di contrasto continuo. Passionalità e timidezza, paura folle dell’amore e ricerca continua, esposizione sociale e ritrosia, rabbia furiosa e mitezza, sguardo rivolto indietro oppure avanti. Giovanna si accende e spegne, ride e piange, assume atteggiamenti spavaldi per coprire i buchi nerissimi dell’anima, ammutolisce e scrive forsennatamente oppure parla in pubblico senza fermarsi. “Diario di melassa” mi denuda totalmente, ne sono stata consapevole quando l’ho riletto per mandarlo a Francesco Giubilei.

Che tipo di reazioni ti attendi dall’uscita di questo libro? E quali riscontri hai avuto modo di cogliere nel corso delle prime presentazioni?
Questa mattina ho ricevuto la telefonata di Cesare, il mio padrino, lo psichiatra che ho menzionato anche nel libro: sono rimasta colpita dal suo dolore, dalla confusione generata dalla lettura, dalla difficoltà che ha descritto nel leggere tutto, proprio tutto. Soffriva, ha aspettato settimane prima di chiamarmi e non riusciva a dirmi ciò che pensava del libro. Mi è dispiaciuto sentirlo così. Amo molto Cesare, è per me una figura familiare e fondamentale: ha espresso lo sconcerto di chi mi ama, come i miei genitori, i fratelli, mia cugina Roberta (che nel libro è Margherita), gli zii. L’impatto di “Diario di melassa” su chi mi ama è stato profondo e a volte difficilissimo da affrontare. Lo immaginavo, così come immagino che ci saranno persone pronte a dire che ho usato i miei drammi per pubblicare un libro, oppure che ho sbagliato a mostrarmi tanto. So bene che alcuni non capiranno il dolore che sta nelle frasi, nella trama: pazienza, vado avanti con la speranza incrollabile che le donne che, come me, conoscono la prigione soffocante e umiliante del disturbo alimentare sentano la mia vicinanza a loro. Sentano che si può vincere, soprattutto. Si può smettere di essere vittime, a patto che si decida di guardare avanti e non indietro. I lettori che finora mi hanno dato il loro parere dicono che lo stile è evoluto, migliore rispetto a quello dei due libri precedenti. Alcuni commentano la trama, altri sorvolano, altri ancora mi cercano con ogni mezzo per dirmi che capiscono, si sono identificati, hanno sofferto o soffrono tuttora per un disturbo alimentare che invade completamente la loro esistenza. Oppure hanno subito molestie o violenze, e si sentono compresi. Alle presentazioni gli argomenti del libro scatenano discussioni profonde, a volte drammatiche. Era inevitabile. Ricevo domande personali, accetto di rispondere perché è diritto di chi legge capire bene il senso della storia, però ogni volta sembra un viaggio nel tormento e nella rinascita che cambia qualcosa di me e, forse, di chi è presente agli incontri. Vedremo, il libro ha ancora tanta strada davanti, però mi sento felice perché ho avuto commenti positivi sullo stile anche da persone che in passato hanno criticato Una storia ai delfini e Le parole del buio: ho ricevuto molti commenti positivi sull’evoluzione della scrittura, ora aspetto le critiche perché è giusto e naturale che ci siano e sono destinate, se sincere, a darmi strumenti validissimi per migliorare. Le critiche fanno male ma aiutano, se si capisce che nascono da un giudizio sincero e motivato; quando invece sono frutto dell’invidia e magari chi le muove non ha neanche letto i tuoi libri beh, chi se ne frega (lo stesso vale per le lodi: se sono buttate lì senza la lettura del libro non aggiungono proprio niente).

Al di là delle innegabili capacità di scrittura, ciò che più colpisce - qui come in ogni tuo scritto  - è la capacità di destreggiarti con i paradossi e le contraddizioni dei sentimenti conservando inalterato il tuo talento di vivere. Qual è il tuo segreto?
Il confronto continuo con le persone malate di tumore. La vista quotidiana di drammi indicibili e veri, concreti, che mi ancorano a terra e mi impongono scelte serissime. Imparo dalle donne che seguo come senologa, imparo a sorridere e a usare l’ironia ma anche a non banalizzare il dolore, a trattarlo con rispetto e, soprattutto, a riconoscere le vere priorità. La vita è piena di sentimenti contrastanti, delusioni, dolori, abbandoni, e il dolore rischia ogni volta di ucciderci: apriamo gli occhi, guardiamo le persone che rischiano davvero di perderla, la vita, e vorrebbero invece continuare a stare con i loro cari, vorrebbero lavorare, viaggiare, camminare, ridere, piangere senza il peso opprimente della malattia! Sono sicura di parlare anche per i miei colleghi dell’Istituto Europeo di Oncologia, per tutti coloro che si confrontano, a vario titolo, con la malattia e la morte: non puoi restare indifferente, dentro di te qualcosa cambia per forza. In ogni abisso di dolore esiste una luce piccola ma vivace, bisogna imporsi di vederla.

Al di là dei puntuali riscontri autobiografici presenti in ognuna delle protagoniste dei tuoi ultimi tre libri, qual è quella a cui ti senti più vicina per sentimenti, angosce e passioni?
Sono fasi della vita rappresentate diversamente. Marcella di Diario di melassa parla con la mia voce, è ovvio che rappresenti me stessa nel periodo in cui l’ho scritto. Silvia di Le parole del buio, però, dipinge meglio la mia complessità, e le contraddizioni; il narcisismo, anche, che è di ogni scrittore e anche mio. Silvia è MariaGiovanna in moltissimi aspetti: salta dalla depressione alla battuta impudica, dalla chiusura totale alla passionalità acritica, dall’amore disperato al viaggio avventuroso, dalla razionalità brutale all’illusione.

Sono gli scrittori a inseguire le storie, oppure le storie a cercare chi ha la capacità per metterle  su carta?
Tutto è già stato scritto. Le storie esistono, ma possono essere riviste e raccontate di nuovo. Sono lì, basta lasciarsi possedere e capirle, leggerle come vogliamo. E saperle interpretare, ma questo è un altro problema.

Tu che lavori nel difficile ambito dell’editoria contemporanea, puoi dirci qualcosa circa la realtà delle case editrici minori, la loro capacità di lanciare giovani talenti e scrittori non ancora conosciuti?
Si pubblica troppo, a ogni livello. Eppure, molti scrittori validissimi con manoscritti preziosi che potrebbero davvero aggiungere qualcosa di bello alla letteratura restano senza editore. Per questi scrittori la speranza più concreta è quella dell’editoria indipendente, non per ragioni di minori dimensioni ma per l’intraprendenza degli editori. Gli editori indipendenti mi hanno come fortissima sostenitrice, e lo sanno. Hanno spesso più inventiva, più iniziativa, osano molto molto di più quando trovano l’autore che secondo loro merita. Investono soldi e tempo in modo inarrestabile, a volte rischiando molto, per dare ai lettori libri di buona qualità. Il più delle volte non pubblicano il nome, ma la storia: non vogliono la faccia nota da usare per fare soldi, vogliono il manoscritto valido, l’autore che sa scrivere. Chiedono, è ovvio, che l’autore sia disposto a fare tanto per promuovere il libro, cosa che non è sempre chiarissima a chi scrive: conosco scrittori con uno stile assoluto, perfetto, che dopo la pubblicazione con un editore indipendente si sono seduti nell’attesa serafica del successo planetario, senza sforzarsi di trovare librerie per le presentazioni, recensioni, visibilità. Non li capisco. Se credi nel tuo libro provi a muoverti e vedi come va. Comunque, l’editoria indipendente scopre talenti che spesso arrivano, grazie al lancio delle prime opere, agli editori più grandi (in senso dimensionale). Comunque, voglio aggiungere qualcosa sulle case editrici “non indipendenti”. Detesto chi fa campanilismo cretino a priori pro editori indipendenti e contro le case editrici più grandi, soprattutto tra gli scrittori: dai, siamo seri, chi di noi non sogna di vedersi pubblicato da un editore con grande distribuzione e molti soldi da investire? A volte certi dibattiti sembrano la ripetizione eterna de “La volpe e l’uva”. Mi verrebbe la voglia di riunire tanti scrittori di case editrici indipendenti che sputano sugli editori più grandi e dire: “Qui c’è un contratto con XXX, basta solo firmare. Forza, chi lo rifiuta?”. Mi metto nel numero, ovviamente: chi scrive vorrebbe vedere il proprio libro in tante mani, davanti a migliaia di occhi. Questo non significa prediligere un editore piuttosto che un altro, significa credere in sé stessi e nella propria scrittura. L’editoria ha regole non sempre condivisibili, ma di fatto è l’unica strada per pubblicare i propri libri. Indipendenti o meno, le case editrici serie offrono l’opportunità ai lettori, come me, di avere ogni anno un’amplissima scelta, e agli scrittori, come me, di tentare di arrivare al pubblico.

Che tipo di rapporto hai con i tuoi lettori?

Un libro è morto se non ha lettori. Amo incontrare i miei lettori, ne ho bisogno. Mi danno la reale visione dei libri che scrivo, anche quando criticano in modo veemente.

Puoi anticiparci qualcosa del tuo prossimo romanzo a cui stai alacremente lavorando?
Scrivo tantissimo. Ho qualche manoscritto completo da rivedere, e un romanzo molto lungo in seconda stesura: in questo romanzo i protagonisti sono un uomo politico con molti segreti e una scrittrice che vive in un faro su un’isola piccolissima. Il resto al futuro.

Fonte: Mangialibri

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“Diario di melassa” su RTL

Questa sera tra le 20.30 e le 21.00 MariaGiovanna Luini con “Diario di melassa” su RTL 102.5.

Very normal people, con Roberto Uggeri e Francesca Cheyenne.

Si parlerà di medici scrittori.

Per ascoltare la trasmissione: http://www.rtl.it/programmi/programmi.php?m_id=2

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